MAXI INDAGINE SUI RIDER
Dopo un’inchiesta aperta ormai un anno e mezzo fa dalla procura di Milano, la giustizia ha finalmente chiesto il conto alle piattaforme elettroniche di consegne a domicilio, a causa di violazioni della normativa di sicurezza sul lavoro.
Un totale abbastanza salace, che ammonta a una sanzione complessiva di 733 milioni di euro. Tanto basta a intravedere una minima porzione dell’immenso impianto economico alle spalle del food delivery.
“Fare chiarezza su una categoria di lavoratori che è così numerosa era indispensabile, soprattutto da quando la pandemia ha amplificato enormemente il ricorso a questo genere di servizi. Non ci si poteva più girare dall’altra parte.”
Così il Procuratore aggiunto di Milano, Tiziana Siciliano, motiva la maxi indagine condotta sui rider, conclusasi il 24 febbraio scorso.
Dicendo basta al cottimo e ai pagamenti a consegna, la Siciliano ha chiesto che i rider vengano considerati come lavoratori dipendenti e continuativi. Anche perché finora i soggetti sono stati indotti a lavorare in condizioni di scarsissima sicurezza, per sé e per gli altri.
Quindi, oltre all’ingente sanzione, il tribunale ha intimato le quatto piattaforme Just Eat, Deliveroo, Glovo e Uber eats di assumere, anzi regolarizzare, 60.000 ciclo fattorini entro 90 giorni come lavoratori regolari e continuativi.
Giuseppe Bulgarini D’Elci, avvocato Giuslavorista esperto in diritto del lavoro e diritto sindacale, spiega il motivo dell’urgenza di tali provvedimenti.
Secondo la legge 101 del 2019 che regola le norme salariali e di sicurezza dei ciclo fattorini, questi ultimi devono essere considerati “lavoratori autonomi”. In virtù di ciò, il committente deve garantire un’assicurazione INAIL contro infortuni e malattie professionali.
Ma l’indagine condotta dall’INAIL e dall’Ispettorato del Lavoro ha fotografato una situazione in cui tali norme non erano minimamente rispettate.
Inoltre, laddove non sia stato sottoscritto un contratto nazionale di lavoro, la legge prevede il divieto di pagamento a cottimo (ovvero in base alla quantità di lavoro effettivamente fornito). Bisognerebbe infatti prevedere un compenso minimo orario garantito, parametrato sulla base dei contratti collettivi di lavoro relativi a settori produttivi affini.
Ecco sorgere un’altra questione dubbia: i ciclo fattorini devono essere ritenuti lavoratori autonomi, dipendenti o collaboratori coordinati e continuativi?
La legge li identifica nell’ultima soluzione descritta.
Ma, dato che sono subordinati a piattaforme, vengono inaspettatamente applicate le norme della disciplina del lavoro dipendente.
Sempre Giuseppe Bulgarini D’Elci sottolinea quest’incongruenza e afferma: “La prestazione dei ciclo fattorini non può essere classificata come quella di un lavoro dipendente: i rider lavorano spesso di sera e nei week-end (quindi nei momenti di picco) e sono liberi di rifiutare l’ordine se impegnati in un’altra consegna; i dipendenti lavorano in un arco temporale definito e non hanno alcuna autonomia in tal senso”.
Anche se, in realtà, parlare di libertà dei ciclo fattorini è un paradosso.
Maurilio Pirone, attivista di “Riders Union Bologna”, spiega che questi sono costantemente subordinati a un ranking che valuta se abbiano accettato tutte le consegne che sono arrivate, i giorni e gli orari in cui si sono dati disponibili.
Insomma, il rider è libero di non accettare le consegne, ma se le rifiuta la piattaforma lo penalizza e gliene assegnerà di meno.
Ultimamente, per migliorare la situazione, diverse piattaforme stanno rimpiazzando la strategia del ranking con il “free login”: vengono nominati molti più ciclo fattorini del necessario, così da creare una competizione interna. Per fare un esempio concreto , Maurilio Pirone riporta che un rider che a Bologna lavora dalla mattina alla sera è in grado di effettuare solo cinque o sei consegne.
Correre, accelerare, girare, citofonare, consegnare: questo il ritmo frenetico a cui la società occidentale si sta, velocemente, assuefacendo.
Come opporsi? E’ semplice. Dovremmo per un attimo ritenerci Truman e renderci conto del fatto che forse questo mondo, questo incredibile show, che ci è stato cucito addosso, a nostra immagine e somiglianza, non soddisfa autenticamente il raggiungimento della felicità.
Se da un lato ci rassicura e ci attrae per la sua avvenente forma progressista e tecnologica, dall’altro, assecondarlo, non ci renderebbe affatto domini, ma dominati.
ARIANNA DI CARLO