FUMETTIBRUTTI O BELLI?

Parto con il dire che per iniziare a scrivere questa recensione ci ho messo più del dovuto e non me lo aspettavo, ogni volta che aprivo “Word” mi commuovevo al solo pensiero di scrivere un qualcosa su di lei.

“Anestesia” è un fumetto scritto da Yole Josephine Signorelli in arte Fumettibrutti, una trans donna che in questi ultimi anni grazie ai suoi due precedenti fumetti (“Romanzo esplicito” e “P. La mia adolescenza trans”) è divenuta la più famosa fumettista in Italia.

Tra le tematiche affrontate dall’autrice troviamo l’erotismo, che viene trattato in maniera piuttosto esplicita, romantica e passionale senza mai cadere nel volgare, ed è proprio questo che mi ha fatto innamorare delle sue opere: il suo modo di porsi, di mostrarsi, di scrivere e di disegnare mi ha subito catturata. L’elemento che colpisce maggiormente di Fumettibrutti è proprio il “menefreghismo” che utilizza nel fare o nel dire determinate cose di cui una donna generalmente si vergogna, cercando di normalizzarle con il suo essere così diretta. A Fumettibrutti posso solo dire grazie: grazie per avermi dato la capacità di amarmi, di mostrarmi e di vivere la passione senza vergogna.

Dopo questo preambolo, finalmente, possiamo passare alla vera e propria recensione di Anestesia, che si intitola così proprio perché si focalizza sugli interventi che Yole deve subire per diventare donna.

Il libro contiene scene crude e realistiche, smorzate da altre scene che contengono una satira relativa ai tabù ancora presenti oggi riguardo la sfera sessuale. Tra le scene più commoventi possiamo evidenziare uno degli avvenimenti di cui ogni donna è vittima, il più banale e semplice: l’essere insultata e denigrata per strada con parole di poco gusto e volgari, che potete facilmente immaginare.

Il tutto è enfatizzato da un disegno agghiacciante in cui questi disprezzamenti la travolgono oscurandola del tutto. Alcune pagine del libro sono dedicate a vari disegni che svolgono una funzione d’intermezzo, che servono a smorzare tutta la crudezza del libro. In queste pagine infatti vengono rappresentati degli elefanti, e in un’intervista Yole dichiara di voler far trasparire attraverso essi un miglioramento dal punto di vista tecnico ma anche personale e morale. Infatti lei li utilizza anche per trasmettere ciò che non riesce a dire con le parole; hanno inoltre anche un valore affettivo (l’elefante che rappresenta infatti è Dumbo, il film preferito di lei e di sua madre). In seguito a queste raffigurazioni possiamo trovare pagine prive di disegni o dialoghi che separano avvenimenti di una durezza immane da fatti di vita quotidiana. Il libro tratta anche la sua passata relazione amorosa e tutte le difficoltà che deve affrontare riguardo essa, come ad esempio il tradimento da parte del compagno; emblematica la frase del fratello: “Chi ti ama non ti vuole diversa”.

Il finale lascia sospeso il lettore, trasmettendo curiosità e in un certo senso disperazione. Mi chiederete del perché io abbia deciso questo titolo per l’articolo: la cosa che mi colpisce maggiormente di Yole, infatti, è il suo modo di disegnare, così semplice e apparentemente vuoto, non valorizzando i tratti del volto di una persona, senza disegnare ogni singolo dettaglio che ci contraddistingue. Possiamo quindi denominare i suoi fumetti “fumetti brutti”; ma è proprio la passione e il sentimento che ci mette nel farli che li fa diventare belli. Il potere che ha questa donna nel trasformare e nel farci apprezzare ciò che è ritenuto “brutto” dalla società mi fa sempre rimanere senza parole.

Per concludere posso dire che ero partita con la concezione di scrivere una semplice recensione del suo ultimo capolavoro, che alla fine si è trasformata in un vero e proprio riconoscimento e ringraziamento nei suoi confronti: ma come posso scrivere una semplice descrizione di un libro che mi ha regalato così tante emozioni, che mi ha fatto conoscere e capire aspetti della vita che ho sempre negato o che non sono mai riuscita ad apprezzare?

Per l’ultima volta, grazie Yole.

ANNA AGNINI

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