CINA: RAGIONI DI UN MIRACOLO ECONOMICO

La storia recente della Repubblica Popolare Cinese ci consegna il più grande
miracolo economico di tutti i tempi che ha portato questo grande Paese, negli
ultimi quaranta anni, dall’essere una delle economie più povere ed isolate del
mondo, ad una superpotenza capace di competere con gli Stati Uniti.
Ma tutto questo come è potuto accadere?
E soprattutto in un momento storico come questo, in cui il modello capitalista
occidentale sta evidenziando impietosamente il proprio fallimento, come è
possibile che una dittatura così rigida ed intransigente sia riuscita a creare
questo miracolo economico?
La risposta a questa domanda non appare semplice e soprattutto per cercare
di comprendere i fatti occorre aprire una riflessione articolata e complessa.
Per prima cosa occorre partire da molto lontano ricordando che primi contatti
tra la Cina e il mondo occidentale avvennero già ai tempi dell’Antica Grecia e
l’antica Roma attraverso la Via Reale di Persia (la Via della seta del tempo).
Marco Polo nel resoconto dei suoi viaggi nel continente asiatico, sottolineò
con grande fervore la bellezza, il benessere e lo splendore dell’Impero
Cinese.
Lo stesso Adam Smith, illustre filosofo ed economista scozzese considerato il
padre dell’economia moderna, nel diciottesimo secolo rammentava come la
Cina per molto tempo fosse stata una nazione ricchissima grazie alla sua
capacità produttiva sia in ambito agricolo che industriale.
Purtroppo, come sempre, la storia si ripete; cosicché dopo i fasti e gli
splendori, nella seconda metà del settecento l’impero iniziò un lento ma
inesorabile declino che portò sul fronte interno a forti ribellioni popolari ed
all’esterno a pesanti sconfitte in conflitti regionali; nel 1912 un colpo di stato
da parte dei militari sancì la nascita della Repubblica di Cina e la progressiva
affermazione del Partito Comunista che negli anni successivi impose la
propria egemonia.
Con l’avvento di Mao nel 1949 nacque l’attuale Repubblica Popolare Cinese;
il totalitarismo marxista-leninista del dittatore fece piombare il paese in uno
dei periodi più bui della sua storia, generando miseria povertà e terrore,
privando il popolo di qualsiasi libertà.
Tuttavia la complessità del personaggio non può essere liquidata con la
definizione di dittatore violento e sanguinario ma meriterebbe un
approfondimento che l’argomento in trattazione non ci consente di fare.
Con l’avvento nel 1978 del leader illuminato Deng Xiaoping ai vertici del
partito comunista cinese, inizia la rinascita.
Uomo molto acuto ed intelligente, il nuovo leader cinese constatato il
fallimento delle politiche di Mao Zedong iniziò ad osservare con grande
interesse il fortissimo sviluppo economico in atto nell’Isola di Singapore e,
dopo una sua visita ufficiale in quel Paese, ne fece il suo principale modello
di riferimento.
Nacque così un modello social-capitalista che contaminandosi
progressivamente con le regole di mercato, sempre però sotto l’occhio vigile
di un forte apparato centrale, sancì di fatto la rinascita cinese.
Questa fase di apertura anche al commercio estero, unitamente al basso
costo della mano d’opera ed alla forte stabilità politica garantita dal controllo
del partito comunista, iniziò ad attirare molte imprese straniere che per i
motivi suddetti decisero di delocalizzare le loro basi produttive in Cina.
Da grande statista nel 1980 Deng Xiaoping per agevolare questo trend
favorevole, iniziò ad istituire delle “Zone Economiche Speciali “, situate
strategicamente vicino ad Hong Kong e Taiwan, con un regime fiscale molto
favorevole per attirare investimenti stranieri.
Questa mossa economica risultò efficacissima garantendo una crescita del
PIL di oltre il 10 punti.
Tuttavia se da un lato le aperture economiche marciavano speditamente, sul
fronte delle libertà individuali il Regime non aveva fatto concessioni.
A ricordare tutto questo ci furono i tragici accadimenti del 1989 di piazza
Tienammen a Pechino, in cui l’esercito cinese con fucili d’assalto e carri
armati sparò contro una folla inerme di manifestanti causando centinaia di
morti e migliaia di feriti.
Dopo questa gravissima repressione, l’immagine di Deng Xiaoping si indebolì
molto sia all’interno sia a livello internazionale, al punto che il dittatore decise
di farsi da parte lasciando la guida del Partito e del Paese.
Tuttavia il processo di apertura al mercato proseguì speditamente anche con
le gestioni che si sono succedute. Furono privatizzate circa la metà delle
imprese statali riducendo le barriere commerciali, riformando il sistema
bancario e smantellando gradualmente il sistema assistenzialista pensato da
Mao.
Il resto è storia recente.
Nel 2013 XiJi Ping è diventato Presidente della Repubblica Popolare Cinese
ed il suo mandato procede sul percorso tracciato da Deng Xiaoping.
E pensare che nel frattempo il mondo è stato investito dal Covid 19 che
ricordiamo è partito dalla città di Wuhan; tuttavia grazie a drastiche misure di
isolamento e con una campagna di vaccinazione di massa terminata già da
tempo, contrariamente all’Occidente che ancora arranca sotto i colpi della
pandemia, la Cina ha superato l’emergenza, registrando addirittura una
crescita del 2.3% circa nel 2020, unica economia mondiale a chiudere l’anno
con il segno positivo.
Ma se la Cina ha raggiunto questo incredibile risultato è soltanto merito
dell’abbraccio tra l’ideologia comunista e le regole del libero mercato o c’è
dell’altro?
Probabilmente gli strabilianti risultati dell’economia cinese, sono almeno in
parte, stati agevolati da noi occidentali.
Troppi imprenditori alla ricerca di sempre maggiori guadagni hanno infatti,
negli ultimi decenni, delocalizzato massicciamente in quel paese, attratti
come già riferito da regimi fiscali vantaggiosi e da costi bassissimi della mano
d’opera.
Il problema è che molto spesso le politiche occidentali di delocalizzazione
selvaggia, hanno impoverito i nostri paesi ed hanno invece esportato verso la
Cina le tecnologie, i macchinari e l’ingegno umano profuso per la produzione
di beni e servizi.
Abbiamo visto che i cinesi sono un popolo di grande tradizione economica,
commerciale e di viva intelligenza; superato il periodo di letargo post
imperiale e del Maoismo gli insegnamenti degli occidentali, che in massa
hanno trasferito i loro impianti produttivi in loco, hanno di fatto azzerato il gap
di conoscenze accumulato durante il periodo buio, risvegliando gli antichi
splendori.
Quindi se i nostri imprenditori avessero tenuto ben presente gli insegnamenti
della storia, probabilmente non avrebbero esportato quel patrimonio di
tecnologia, competenze e conoscenza che oggi ha aiutato la Repubblica
Popolare Cinese a spiccare il volo.

CAMILLA MARCONI

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