INTERVISTA A MASSIMO NIGRI, CREATORE DI “FRAGMENTS OF THE PAST”

Forse, leggendo un libro fantasy o fantascientifico, avrete provato la sensazione di ritrovarvi persi in un altro mondo. Un mondo sconosciuto, alieno, che però esploriamo passo passo accompagnati dalla mano dell’autore. La tecnica di saper costruire questo mondo, di saperne scolpire i dettagli, di regolarne la logica e il senso, si chiama world building. Il world building consiste nel riuscire a creare l’ambiente in cui si andranno a muovere i personaggi della storia, “il palcoscenico” dove tutto si svolgerà. L’abilità consiste nel saper mantenere una coerenza di fondo in modo che il lettore neanche si accorga della realtà in cui è immerso. Creare un mondo significa costruirne l’ecosistema, la storia, la geografia e tutti gli elementi che ne costituiscono l’identità.  Uno degli esempi più lampanti di world building è di certo “Il Signore degli Anelli” di Tolkien, il quale sviluppò una lingua immaginaria,  il “Quenya” ( chi poteva parlarla? Quale era la storia di questo popolo?, ecc.). Con questa “indagine” Tolkien ideò la razza degli elfi e, utilizzando le stesse modalità, ne mise a punto molte altre. È proprio il porsi domande lo strumento più importante quando si idea un mondo . Alle volte si può finire sommersi in un mare di dettagli inutili e eccessivamente minuziosi, la maggior parte dei quali non avrà modo di finire nella nostra storia. Quante volte leggendo un libro ambientato in un mondo inventato, vi sarete annoiati a leggere pagine e pagine di descrizioni e spiegazioni su elementi superficiali di quell’universo e senza alcun collegamento con la trama? Questo accade quando un autore sviluppa un mondo attentamente e crede che spiegarcelo nei minimi particolari aiuterà a immergerci in esso. Come in tutte le cose, anche nel world building c’è bisogno di moderazione. Ai tempi di Tolkien (inizi del secolo scorso) il world building poteva avere solo due utilizzi: scrittura per la trama di un libro oppure per un film. Oggi questo prezioso strumento può avere tantissimi sbocchi: dai videogiochi ai giochi di ruolo (sto guardando voi, giocatori di “Dungeons and Dragons”), al fumetto, al world building fine a se stesso, fatto per il puro gusto di creare un realtà diversa da quella di tutti i giorni. Tolkien creò il suo mondo perché riteneva che l’antica mitologia del suo paese mancasse di un carattere coerente e unito e infatti scrive: “Desideravo creare un insieme di leggende più o meno connesse fra loro, dalle più complicate e cosmogoniche fino alle favole romantiche”. Ho sempre creduto, in quanto appassionato della storia delle civiltà del nostro mare, che un lavoro simile andasse fatto anche con il Mediterraneo, e con le tante leggende e storie che ne hanno sempre circondato le acque. Poco tempo fa, imbattendomi in un post su Reddit, ho scoperto che qualcuno lo aveva già fatto: Massimo Nigro e il suo meraviglioso progetto di “Fragments of the Past”. Ma lasciamo che sia lui a presentarsi.

– Come ti presenti?

– Mi chiamo Massimiliano Haematinon Nigro, sono uno scrittore e illustratore professionista. Vorrei dire artista, ma la parola spesso evoca immagini conflittuali!

– Come presenteresti il tuo progetto a chi non lo conosce ?

– Fragments of the Past è un progetto che vuole fare con il mondo culturale mediterraneo quel che Tolkien ha fatto con le saghe scandinave e i temi cristiani, una riscrittura e una nuova sintesi. Da questo progetto nascono una serie di libri illustrati e un gioco di ruolo. Per me è anche un tentativo di ricreare per i moderni un’esperienza poetica del mondo, come quella che forse ebbero gli antichi dell’Età del Bronzo quando ci si riuniva intorno al fuoco per ascoltare i versi degli Aedi. 

– Dove nasce la tua passione per il disegno?

– È molto recente, ho iniziato a disegnare 5-6 anni fa, quando avevo 26-27 anni. Ho tentato di intraprendere diverse strade prima di capire cosa volessi fare, benché abbia sempre amato l’arte, mi consideravo mancante del talento necessario per crearla. Poi ho capito che il talento è per i deboli :D, per creare basta tanto amore e molta pazienza. A spingermi verso la direzione giusta è stato il caso: con il mio più caro amico, Antonio Scacchetti, ho fondato nel 2013 una startup di game development: la Dev9k. Abbiamo lavorato nelle repubbliche baltiche a seguito del supporto di un incubatore estone e venendo esposto al processo di creazione dei videogiochi ho avuto modo di capire cosa volessi fare nella vita: creare mondi.

– E invece quella del worldbuilding?

– Di vecchissima data, ho ritrovato di recente degli appunti per un mondo immaginario ispirato a The Mutant Chronicles, credo di aver avuto all’incirca 6 – 8 anni. Ovviam

ente è un rimpasto di cose copiate qua e là, esattamente come faccio oggi, ma almeno copro le mie tracce!

– Ti sei ispirato a qualcosa in particolare nella realizzazione di “Fragments of the Past” ?

–  Omero, Ovidio, Erodoto, la Saga di Gilgamesh, Eschilo, Euripide, Nonno di Panopoli, Tolkien e la pittura di Alma Tadema.

–  Dove possiamo trovare il tuo progetto e come possiamo aiutarti a realizzarlo?

– Il primo libro di Fragments of the Past è disponibile su: https://https//bit.ly/FOTPstore , mentre la Quickstart gratuita del Gioco di Ruolo sarà online il 16 Dicembre 🙂 Per maggiori informazioni vi consiglio di seguire la pagina ufficiale su Facebook: https://www.facebook.com/fragmentsofthepast ; oppure il mio profilo su Instagram @haematinon. Potete iscrivervi alla Newsletter per ricevere preview, demo di libri e contenuti gratuiti! Ma sopratutto parlate di Fragments of the Past, giocate in questo mondo, vivetelo. Se riuscissi ad ispirarvi, create poesie, disegni, miti e condivideteli. Nel mio sogno Fragments è un mondo figlio della grande tradizione di Esiodo e Omero: una realtà viva che raccoglie tante storie, mille varianti delle stesse vicende tutte annodate ai medesimi temi.

– C’è qualche idea futura di cui ci vuoi raccontare?

–  Mentre finisco di preparare il primo manuale per il gioco di ruolo di Fragments, ho già disegni e appunti per la prossima ambientazione! Ma dovrà aspettare ancora tre anni, come minimo. Ho ancora molte isole, santuari, tiranni scellerati ed empie sacerdotesse di cui narrare e, forse, un videogioco da realizzare.

– Nella nostra scuola ci sono molti aspiranti illustratori, hai qualche consiglio per loro?

–  Sì, ci sono alcune fondamentali indicazioni, le stesse che do ai miei studenti durante le prime lezioni:

1) Accettate la frustrazione  e i dubbi come parte del processo di apprendimento, imparate ad amarli come segno inequivocabile che state affrontando ciò che deve essere affrontato. Se al termine di un allenamento di crossfit non vi sentite morire, non vi siete allenati.

2) Studiate i fondamentali, lo stile non è una scusa per non saper disegnare in prospettiva. Siate umili e studiate le basi della comunicazione visiva: composizione, valori, prospettiva, anatomia e design, colori.

3) Fare l’artista non è una carriera da poveracci come molti credono. Videogiochi, cinema e nuove forme editoriali permettono di guadagnare e anche molto bene. Ma non riuscirete senza sacrifici, l’arte richiede tempo e devozione.

4) Cercate mentori e non scuole. Per la mia esperienza è meglio affidarsi al rapporto individuale con un maestro: costa meno di una scuola e permette la creazione di un rapporto più stretto. Se necessario, cercate diversi mentori per le diverse cose che volete imparare e chiedete non solo informazioni tecniche, ma anche consigli professionali, sulla carriera, sui soldi, sugli aspetti commerciali e fiscali.

5) Fare l’artista è una professione: consideratevi dei mercenari, amazzoni che posso combattere al servizio di una regina (quando lavorate per un progetto altrui) o per edificare il vostro regno (quando seguite i vostri progetti). In ogni caso, siate fieri di ciò che fate!

6) La conoscenza è più importante di tutto il resto: se le finanze ve lo permettono privilegiate sempre un lavoro che vi permetta di imparare cosa nuove e affinare la vostra tecnica. Il sacrificio sarà ricompensato.

7) Coltivate il vostro amore per l’arte e la scrittura, l’amore è l’unica cosa che veramente serva. Scordatevi il talento.

M. H. GABRIELE ASCIONE

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