Prospettiva Europa

Quanti nomi di Commissari europei attuali conosciamo? Siamo onesti. Praticamente nessuno. Eppure è indiscussa la grande influenza che queste persone hanno e avranno sulle nostre vite.
Questa impossibilità di identificarsi in istituzioni percepite come distanti è senza dubbio una delle più grandi debolezze della costruzione europea, di cui, per una sottile forma di cinismo, i più preferiscono sottolineare note dolenti o incoerenze rispetto ad i ben più efficaci risultati.

In questo preciso momento storico tuttavia appaiono evidenti dei segnali forti di cambiamento.
La nuova Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, si sta affermando con una squadra ben caratterizzata politicamente e composta, per la prima volta, dalla effettiva parità numerica tra uomini e donne.
Un altro importante segnale di riconquistata autorità è che la Presidente conservatrice tedesca sarà affiancata da due Vicepresidenti di grande peso: l’olandese Frans Timmermans, ex capofila dei socialisti alle elezioni europee, e la danese Margrethe Vestager, una liberale che figura tra le rare personalità di spicco della squadra uscente, ben conosciuta per l’indiscusso carisma e per le battaglie audaci contro i giganti del digitale quali Facebook e Google.
Il primo avrà il doppio ruolo di coordinare il Green Deal europeo e di gestire le politiche di azione legate al clima insieme al lituano Virginijus Sinkevičius, che sarà invece Commissario per l’Ambiente e gli Oceani; mentre la seconda sarà l’indiscussa protagonista della Agenda Digitale. Si tratta evidentemente di due ambiti cruciali: di fatto l’economia verde e la questione digitale sono i due temi fondanti della nuova Commissione europea.
Timmermans e Vestager, insieme al lettone Valdis Dombrovskis, il quale coordinerà le attività per un’Economia al servizio delle persone e sarà Commissario per i Servizi finanziari, con il sostegno della direzione generale della Stabilità finanziaria, dei Servizi Finanziari e dell’Unione dei Mercati dei Capitali, oltre ad essere tre degli otto vicepresidenti presto in carica, saranno anche considerati Esecutivi, responsabili dei principali temi di indirizzo della nuova Commissione.
I cinque altri Vicepresidenti, pur se non esecutivi, saranno: Josep Borrell (Spagna, attuale Ministro spagnolo degli Affari esteri) in qualità di Alto rappresentante dell’Unione per la Politica estera e la politica di sicurezza; Věra Jourová (Repubblica Ceca, Commissaria nella Commissione Juncker) responsabile dei Valori e della Trasparenza; Margaritis Schinas (Grecia, ex membro del Parlamento europeo) incaricato alla Protezione dello stile di vita europeo; Maroš Šefčovič (Slovacchia, Vicepresidente nella Commissione Juncker) nominato alle Relazioni interistituzionali e Dubravka Šuica (Croazia, membro del Parlamento europeo) “ superintendente” alla Democrazia e alla Demografia.
Paolo Gentiloni, invece, in qualità di ex primo Ministro italiano e Ministro degli Esteri, metterà la sua indiscussa esperienza a disposizione del portafoglio “Economia” e dovrà fare in modo che l’Europa aumenti la propria resilienza agli shock e assicurare stabilità, in caso si verifichi un’altra recessione.
Parimenti, la francese Sylvie Goulard sarà Commissaria al Mercato Interno e responsabile di una nuova Direzione Generale che si occuperà di Industria, Spazio e Difesa.
L’ austriaco Johannes Hahn sarà invece Commissario al Budget e all’Amministrazione e l’irlandese Phil Hogan al Commercio della Commissione.
Il belga Didier Reynders, ex Ministro degli Esteri, sarà Commissario alla Giustizia e la bulgara Mariya Gabriel sarà Commissaria per l’innovazione e la Gioventù.
Elisa Ferreira, portoghese socialista, entrerà nel team con il ruolo di Commissaria alla Coesione e alle Riforme, mentre la svedese Jutta Urpilainen sarà Commissaria per i Partenariati internazionali insieme con la connazionale Ylva Johansson agli Affari interni.
Questa nuova squadra di Commissari non avrà un compito semplice in un contesto in cui l’Europa scommette sul proprio posto tra i giganti politici mondiali.
L’Unione europea sarà capace di sopravvivere al colosso politico statunitense e a quello cinese? Sarà capace di fare fronte alle sfide dei cambiamenti climatici, industriali e tecnologici? Certamente si tratta di un percorso piuttosto complesso, affatto lineare, e, per uno scherzo del destino, parossisticamente contemporaneo alla Brexit che dovrebbe diventare definitivamente realtà nello stesso giorno in cui i nuovi Commissari assumeranno le loro funzioni, il 1 novembre prossimo venturo.
Secondo alcuni importanti economisti, il nuovo establishment ha dinanzi a sé tre «formidabili sfide: definire il ruolo dell’Europa in un mondo sempre più bipolare tra Stati Uniti e Cina (…); contrastare il riscaldamento globale che deve indurre i politici a guidare una profonda trasformazione delle nostre economie (…); adottare una politica di bilancio pro-attiva che possa portare a una riforma del governo dell’economia nella zona euro».
Ritengo non meno centrale una quarta sfida, di cui la Ministra tedesca credo sia perfettamente consapevole: l’assoluta e urgente necessità di riavvicinare l’Unione europea ai propri cittadini per contrastare il crescente euroscetticismo in numerosi paesi, soprattutto nelle sue propaggini orientali. Bisognerà lavorare per dissipare le paure ed evidenziare le opportunità.
Nel promuovere questi temi, la Presidente della Commissione europea dovrà riuscire a creare spazi e modi per il rilancio della crescita economica così da togliere munizioni nel grilletto dei partiti più protestatari. Non a caso, nel discorso con il quale ha chiesto la fiducia in luglio dinanzi al Parlamento europeo la signora von der Leyen ha annunciato la sua volontà di promuovere investimenti per 1000 miliardi di euro in dieci anni.
Ma c’è di più. Vuole anche creare un fondo per finanziare la transizione ambientale al fine di evitare scompensi sociali ed economici.
Nel contempo, l’ex Ministra della Difesa tedesca è pronta ad utilizzare i margini di flessibilità contenuti nelle regole di bilancio per sostenere l’economia, non tanto attraverso la spesa corrente quanto attraverso la spesa per investimenti.
Non sarà tuttavia cosa semplice, è evidente che si dovrà trovare un delicato equilibrio tra istanze opposte, tra chi preme per maggiore deficit e chi chiede equilibrio di bilancio, tra chi chiede una revisione del Patto di Stabilità e chi si oppone per paura di creare nuovo debito.
Quanto sarà davvero nuovo questo nuovo corso lo vedremo dunque nei prossimi mesi.
Certo è che nella situazione internazionale complessa dei nostri giorni, l’Europa deve tentare di giocare la partita con un ruolo da protagonista.
Vi sono temi di carattere strategico, con ricadute interne ai singoli Stati, che non possono essere elusi, perché riguardano proprio la possibilità di costruire un’Europa capace di avere un peso maggiore nel mondo.
Oltre alla questione della costruzione di una Difesa comune europea, che dovrà passare attraverso la realizzazione di una vera industria dedicata (altro settore da sempre ben custodito sotto l’ala protettiva dei singoli stati), oltre al tema della sicurezza dei confini europei e della gestione dell’emergenza migratoria, oltre alle scelte che condurremo in campo energetico (che ci si augura siano transnazionali), vi sono alcune questioni aperte, che attengono alla proiezione geopolitica e alla presenza dell’Unione oltre i propri confini, dove, come anticipato, un ruolo di maggiore centralità è cruciale.
A cominciare dai soggetti principali altri con cui inevitabilmente la politica estera dell’Unione dovrà fare i conti: in particolare Russia e Cina, nel tempo della Nuova via della seta. Cina e Russia sono grandi potenze, che chiaramente ambiscono ad un ruolo alternativo a quello dei Paesi occidentali. Il confronto con loro, per l’Europa che appartiene alla stessa placca eurasiatica, sarà decisivo per il futuro ruolo dell’Unione.
Diventa inoltre ogni giorno più importante il rapporto con alcuni protagonisti esteri in aree strategiche per la nostra sicurezza comune, come certa parte del Medio Oriente o del Mediterraneo; protagonisti con cui i rapporti nel corso degli ultimi anni hanno avuto andamento altalenante ma verso i quali è indubbiamente necessario definire una agenda di relazioni precisa e netta: la Turchia, Israele, l’Iran, l’Arabia Saudita.
Infine la grande questione su cui nei prossimi anni l’Unione sarà chiamata a decidere, ovvero l’Africa. Una sfida geopolitica, economica, strategica, che riguarda direttamente ed urgentemente il futuro di entrambi i continenti. Riguardo questo tema in particolare, come sul tema del Mediterraneo, l’Italia potrà giocare un ruolo da protagonista se avrà il carisma per farlo. E tra le sfide aperte, ovviamente, la prima e più urgente da affrontare e risolvere è la Libia. Una ferita aperta, per molti motivi, che l’Ue non può continuare a tollerare, pena il rischio che diventi in tempi brevi decisamente incurabile.
Dunque, se è necessario che l’Unione Europea acquisisca una sua propria proiezione geopolitica ed un suo proprio ruolo strategico a livello globale e che affronti con forza certa e serena il confronto con la Russia, così come è necessario che ritrovi una saldezza condivisa fino ad oggi assente nel confronto con la Cina (si tratta di soggetti con cui l’approccio, la dialettica e le questioni aperte sono diversissime e spesso dipendenti dalle singole politiche statali) è altrettanto imprescindibile riprendere in mano il tema dei rapporti transatlantici.
Soprattutto per affrontare questioni che riguardano sicurezza e difesa e per essere reali protagonisti nel nuovo assetto internazionale multipolare, l’Unione Europea non può immaginare di farlo da sola o magari in competizione con i suoi alleati storici, gli Americani. Un’Europa protagonista nel mondo non può prescindere da un rapporto stretto e sereno di collaborazione e cooperazione con gli Stai Uniti e, presto, con il Regno Unito, prossimo all’uscita dall’Unione. Dopo la ferita della Brexit, ancora sanguinante, che ha aperto una lacerazione dolorosissima tra i Paesi del continente e il Regno Unito e dopo l’elezione di Donald Trump, con cui i rapporti in questi anni sono stati a tratti tesi e discontinui, il rilancio della relazioni transatlantiche è fondamentale.
A questo fine è importantissimo il rapporto di cooperazione con la Nato e la Nato stessa, come luogo di incontro e collaborazione su agende condivise.
A conti fatti, dunque, la quinta sfida principale a mio avviso sarà dunque il rilancio di un concreto margine di dialogo atlantico, partendo dai valori comuni, dalla difesa dell’ordine democratico nel mondo, dalle sfide strategiche che interessano il futuro dell’umanità e la sicurezza globale su cui il punto di vista americano e quello europeo dovranno trovare un comune denominatore e condividere obiettivi, risorse e scelte.
Si tratta di un percorso imprescindibile e irrimandabile per mantenere unito l’Occidente e per confrontarsi con chi promuove un progetto politico alternativo. È fondamentale sul piano politico e culturale, ma è soprattutto indispensabile per la tutela degli interessi strategici ed economici comuni tra Nord America ed Europa. Che non sono pochi.

NICCOLO’ ROSI

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