Raggi nocivi

Come la maggior parte dei romani saprà, la mattina del 20 marzo 2019 è stato arrestato Marcello De Vito, un esponente del Movimento Cinque Stelle, nonché presidente dell’assemblea capitolina. L’arresto avviene per corruzione, precisamente per aver aiutato il costruttore Luca Parnasi nel famigerato caso dello stadio della Roma a Tor di Valle. Ovviamente, a seguito dell’accaduto, sono subito arrivate le prese di distanza della sindaca di Roma Virginia Raggi e del leader del movimento, Luigi Di Maio, che hanno deciso immediatamente di espellerlo dal Movimento.

Dal curriculum di De Vito degli ultimi anni sappiamo che nel 2013 si candida come sindaco M5S (sconfitto da Ignazio Marino) e nel 2016 prova alle primarie del M5S, risultando sconfitto da Virginia Raggi ma riuscendo comunque ad entrare in Campidoglio. Possiamo quindi dedurre che c’è sempre stato un rapporto di ostilità e di distanza tra Raggi e De Vito, come ha sempre affermato la nostra sindaca.
Tralasciando il fatto che i fenomeni di corruzione si stanno diffondendo molto velocemente in tutta Italia, dalla corruzione degli appalti in Lombardia allo scandalo della sanità umbra, passando per il caso Siri, possiamo dire che il Movimento Cinque Stelle è quello che sta pagando il prezzo più alto in calo di consensi nonostante non sia coinvolto in questi scandali, ma solamente per la sua “politica autodistruttiva”. Analizzando l’attuale situazione del M5S, pur non essendo esperti, possiamo dire che cominciano ad affiorare problematiche che nonostante tutto sono sempre state, a detta di alcuni personaggi di spicco del partito, inesistenti. Il problema che funge da minimo comune divisore in tutte le situazioni difficili che il movimento ha dovuto affrontare nella sua breve vita è quello della selezione della classe dirigente.
Il movimento è sempre stato particolarmente fiducioso nel web, venerandolo come fosse una divinità e ritenendolo l’unico modo per favorire una equa democrazia, e a mio parere è giustissimo, ma il ruolo di un partito politico, o in questo caso di un movimento, è quello di riuscire a presentare esponenti fedeli alla linea ideologica del partito e che condividano certi ideali ed obbiettivi. Tuttavia, per quanto possa essere democratica la rete, un movimento o un leader politico non si possono accertare che ogni persona che si presenti sulla piattaforma Rosseau sia perfettamente idonea alla candidatura in campo politico con il supporto dello stemma di partito, infatti con il caso De Vito ne abbiamo avuto la conferma. Niente e nessuno esclude che possa avvenire un secondo o terzo avvenimento analogo, così abbiamo constatato come la rete, vista solamente come strumento e non come il gruppo di persone da cui è formata, possa commettere grandi errori.
Il vero banco di prova è la partecipazione di ogni cittadino alla vita democratica, e tale partecipazione si esplica attraverso le consultazioni elettorali, l’espressione del voto da parte di ognuno. Spesso i risultati elettorali possono “confermare o ribaltare” le sorti e le aspettative pre-elettorali con grandi sorprese ed effetti sulla politica interna ed estera dei diversi Paesi, l’importante è che la partecipazione sia reale e democratica e che il voto possa sempre essere espressione dei sinceri convincimenti dei cittadini.

SERGIO GOLINO

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