+ o – Europa?

“Ringrazio chi c’è lassù e non aiuta Salvini o la Lega, ma aiuta l’Italia e l’Europa a ritrovare speranza, orgoglio, radici…” festeggia così il ministro Salvini, il 27 maggio mattina, intorno alle due, dopo le prime proiezioni che davano la Lega al 33%.

Il 26 maggio le italiane e gli italiani sono stati chiamati ad esprimere la propria preferenza per eleggere i deputati italiani al Parlamento europeo, hanno risposto all’appello solo 27 milioni 652 mila elettori su 49 milioni 301 mila aventi diritto (fonte: piattaforma Eligendo del Ministero dell’Interno). I risultati li avrete sicuramente già visti ma li rivedremo insieme per poterli commentare come si deve.
Primo partito la Lega con circa 9 milioni di elettori (34,33%): ha vinto nelle circoscrizioni Nord-est, Nord-ovest e Centro, elegendo 29 eurodeputati (tra questi anche Matteo Salvini).
Segue il Partito Democratico con circa sei milioni di elettori (22,74%): ha vinto solo nella circoscrizione estero, ma con i voti raccolti sono stati eletti 19 eurodeputati.
Al terzo posto troviamo il MoVimento 5 Stelle che è stato votato da circa 4 milioni e mezzo di italiani (17,06%): è però arrivato primo nelle circoscrizioni Sud e Isole.
Scesi dal podio troviamo abbiamo Forza Italia (8,79%), Fratelli d’Italia (6,46%), Più Europa (3,09%) e altri (complessivamente 7,57%).

A livello europeo, pur resistendo il bipolarismo socialisti-popolari, e avendo comunque vinto di nuovo il Partito Popolare Europeo (che si è aggiudicato 173 seggi), sicuramente a Bruxelles hanno sentito uno scossone: il Partito dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici è passato dall’avere 74 seggi ad averne 102 ed il Partito Verde Europeo ora ne ha 71 (guadagnandone ben 13!). In linea generale, i partiti di sinistra (S&D, GUE/NGL) hanno perso seggi, i partiti che fino al 2014 avevano e tutt’ora di fatto ancora hanno -se si alleano con i liberali o i verdi- la maggioranza nell’europarlamento (S&D, PPE) hanno perso seggi; chi ne ha guadagnati -non troppi per fortuna-, oltre chiaramente a liberali e verdi, sono i partiti europei di destra o estrema destra: Conservatori e Riformisti Europei -al quale ha aderito FdI- (58 seggi da che ne aveva 39), Europa della Libertà e della Democrazia Diretta -M5S- (56 seggi rispetto ai 33 del 2014) ed Europa delle Nazioni e della Libertà -Lega- (da 40 a 57 seggi).

Sebbene -come ha detto Zingaretti- “l’assalto sovranista alle istituzioni europee è fallito”, l’Europa ne è comunque rimasta gravemente ferita. Di chi è la colpa? Degli elettori? Dei partiti? Poco importa ormai. Gli eurodeputati della maggioranza appena eletti devono essere consapevoli che qualcosa deve cambiare e non intendo i rapporti politici o economici, intendo invece dire -e può sembrare una banalità- che l’UE d’ora in avanti dovrà farsi vedere più vicina alla gente. Le donne e gli uomini europei devono capire che ciò che succede nei “saloni di Bruxelles” influisce veramente sulla loro vita di tutti i giorni; ma non devono arrivarci temendo per la famigerata procedura d’infrazione, con la paura che da un giorno all’altro “per colpa dell’Austerity” gli vengano alzate le tasse e che non possano più permettersi i beni di primaria importanza. L’Europa deve portare avanti idee come pari diritti sociali e civili in tutti gli Stati membri, deve rappresentare il progresso e la libertà, perché se si fa conoscere solo con la paura -informando poco o male i cittadini dei grandi progetti che finanzia- darà spazio a quegli schieramenti che la sfruttano per vincere. L’Unione che tutti devono conoscere è quella delle idee e della disponibilità a stanziare fondi per progetti che prevedano: inclusione, crescita, aiuti agli indigenti e progresso. Questi cinque anni sono dunque cruciali per il futuro della nostra Europa, le istituzioni ora più che mai devono investire nella comunicazione via social e televisiva che esalti tutti i progetti ad oggi realizzabili grazie all’UE. Il problema insito in tutti gli schieramenti europeisti è proprio questo: la scarsa comunicazione, che spesso si limita ad un post al giorno, senza pubblicizzare, senza avere davvero la voglia di farsi vedere e conoscere; è inutile continuare a proporre o a criticare se non si riesce a far arrivare alla gente queste proposte o critiche. Prendiamo per esempio il Partito Democratico: è stato criticato da tutti durante la campagna perché non ha presentato un programma chiaro, perché non aveva idee né progetti per cambiare l’UE, che ci crediate o no non era affatto così. Il programma per le europee del PD è stato disponibile più di due mesi prima sul sito del partito, ma chi lo sapeva? È abbastanza mettere un programma sul proprio sito senza pubblicizzarlo, addirittura evitando di rispondere alle critiche con una nota almeno via social dove si informi che invece esso è pronto, chiaro e disponibile sul sito?
Non si può né deve piangere sui risultati elettorali sgradevoli senza che ci si chieda per quale motivo i gruppi europeisti nell’Europarlamento abbiano perso complessivamente circa 110 seggi, è necessario invece che ci si impegni per comunicare al meglio la propria visione. Buon lavoro a tutte le parlamentari ed a tutti i parlamentari europei appena elettii, il vostro incarico èoggi più oneroso che mai.

JACOPO F. AUGENTI

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