I segreti dello Stregatto

Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide un gatto sull’albero.
«Micio del Cheshire che strada devo prendere?» chiese.
La risposta fu una domanda:
«Dove vuoi andare?»
«Non lo so», rispose Alice.
«Allora, – disse il gatto – non ha importanza»
«…basta che arrivi da qualche parte» aggiunse Alice come spiegazione.
«Oh, di sicuro lo farai» disse il Gatto, «se solo camminerai abbastanza a lungo.»

Eccentrico, ambiguo, arguto ed enigmatico il gatto del Cheshire, meglio conosciuto come Stregatto, è forse il personaggio più affascinante della bizzarra favola di Alice nel paese delle meraviglie scritta da Lewis Carroll nel 1865.
Sebbene appaia in sole tre scene questo strano felino è in grado di instillare curiosità e ammirazione nei lettori.
Le sue manifestazioni sono quasi sempre dettate da una logica a noi ignota ed è forse proprio quest’imprevedibilità a renderlo tanto affascinante.
Infatti, compare e scompare in qualsiasi posto a suo piacimento, difficilmente dà delle risposte dirette, confonde, attira e allo stesso tempo inquieta con quel suo larghissimo sorriso.
Il gatto del Cheshire appare per la prima volta nel VI capitolo, all’interno della casa della duchessa brutta. Qui si limita solamente a mostrare il suo allarmante sorriso vicino al focolare. Fatto di per sé abbastanza sconcertante, per un gatto. Il che porta la stessa Alice a chiedere spiegazioni alla duchessa:
«Scusi potrebbe dirmi per piacere perché il suo gatto sorride?»
«E’ un gatto del Cheshire, ecco perché…»
La risposta della duchessa, apparentemente semplice e secca, in realtà racchiude in sé l’essenza di questo folle personaggio. Sembra, infatti, che l’espressione “sorridere come un gatto del Cheshire” (Grin like a Cheshire cat) fosse un’espressione comune ai tempi di Carroll. Tuttavia la radice di questo modo di dire è misteriosa come il gatto che la personifica. Può darsi che derivi dalle raffigurazioni di leoni ghignanti eseguiti da un pittore di insegne nel Cheshire o che più probabilmente provenga da vecchi racconti di gatti invisibili presenti nelle campagne inglesi. Si ritiene infatti che Carroll per descrivere le fattezze del celebre felino si ispirò alla leggenda di un gatto demoniaco che vagava per i campi e spaventava le mandrie.
In ogni caso pare anche che quest’espressione significasse essere un po’ matti, ed è proprio la follia l’elemento che non ci abbandona mai per tutto il libro. Lo stesso gatto si definisce “matto” e, ciò nonostante, appare quasi il personaggio più logico dell’opera. Nella sua follia emerge come la creatura più sensata di Wonderland.
«Ma io non voglio andare fra i matti» osservò Alice.
«Oh non ne puoi fare a meno» disse il Gatto «qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta».
«Come sai che io sia matta?» domandò Alice.
«Tu sei matta» disse il Gatto «altrimenti non saresti venuta qui»
Il gatto del Cheshire parla sempre per enigmi, è scaltro ed elusivo. Il suo ruolo nella vicenda di Alice è super partes e sono molti i significati simbolici attribuiti a questo personaggio.
A volte viene fatto coincidere con l’autore stesso, per altri è solo un elemento di disordine carico di ambiguità, ma più spesso viene identificato come l’allegoria della vita. Ossia come il simbolo dell’imprevedibilità e della stravaganza di essa, in particolar modo nel passo più citato dell’opera in cui Alice chiede consiglio al gatto sulla strada da prendere:
«Micio del Cheshire che strada devo prendere?»
«Dipende soprattutto da dove vuoi andare.»
«Non m’importa molto…»
«Allora non importa che strada prendi.»
In quest’emblematico dialogo il gatto ci rivela tutta la sua saggezza e la sua complessità. Confonde e seduce con le sue criptiche parole. Il gatto del Cheshire si fa portavoce di un percorso che dipende dalle scelte di ognuno. Sono quindi molteplici le interpretazioni che si possono dare alle sue affermazioni, ma forse, questo gatto tutto matto, vuole soltanto dire che non esiste un solo modo per raggiungere una meta: finiremo inevitabilmente da qualche parte, se solo oseremo camminare abbastanza a lungo.

BIANCA DELLA GUERRA

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