Gli addii classici melensi

Un altro anno si è concluso. Il primo in questa scuola per qualcuno, per altri uno dei tanti, per altri l’ultimo, ha comunque sempre un sapore diverso, indecifrabile, contraddittorio, ma complessivamente felice, buono, magari inumidito dal gavettone preso in cortile o dalla doccia fredda di un debito che ti guasterà l’estate, condito dalle mille avventure che lo hanno accompagnato, addolcito dal desiderio di scapparsene al mare, e dunque sempre nuovo, ignoto.

Tutto questo ha però un ingrediente in più quando si tratta dell’ultimo di questi casi, del mio e di quello di tanti altri, cioè di coloro che in questa scuola, incrociando le dita per gli esami, non ci rimetteranno più piede (chissà quanti adesso si gratteranno o destineranno qualche accoratissima e sentita preghiera ai miei defunti): la sensazione di aver concluso un ciclo, di doversi preparare a un’esperienza totalmente nuova, di dover fare il grande salto, di rischiare di perdere i contatti con gli amici del liceo, è senza dubbio ancora diversa, più intensa, ha un sapore più deciso, un colore più vivo. Fin qui niente di nuovo, “sarà sempre la solita solfa nostalgica e melensa sui gentili anni caduti?”, vi starete chiedendo non senza ragione e ampi sbadigli, ebbene sì, ma in fondo ogni anno c’è dietro una persona diversa, c’è gente diversa che ci si rispecchia, c’è gente che magari si immagina come sarà il proprio addio e quindi alla fine ho deciso di rispettare la tradizione. Scusate la svolta assolutamente personale che ha preso questo editoriale sin dal suo concepimento; chiamatelo abuso di potere, desiderio di attenzione, poca professionalità o come vi pare, ma tanto il direttore sono io e voi non avete nessun potere se non quello di strappare la pagina, perdendo però inesorabilmente anche l’editoriale dell’altro direttore (quello vero, per intenderci). A costui e a tutta la redazione di questo prezioso assemblaggio di idee rivolgo i miei più sentiti ringraziamenti, per il loro lavoro instancabile e la loro dedizione che mi rendono al contempo fiero e indegno di essere chiamato direttore (e non è vuota umiltà di facciata, hanno obiettivamente lavorato più di me, ma fate finta che io non ve lo abbia detto). Per quanto riguarda il me semplice studente questo posto mi mancherà, mi mancherà tutto di questo posto, ma non ho rimpianti, me lo sono goduto, ne ho sfruttato quasi tutte le offerte e le sfide, sono stati anni pazzeschi che auguro a chiunque. Non servono i miei amati compagni di classe, sempre sul pezzo, per farmi rendere conto del fatto che di quello che ho detto non fregherà sicuramente molto a nessuno, ma poco importa, sono i vantaggi del direttore, quel che è scritto è scritto ed è stato scritto perché chi non ha avuto un approccio felice con questa scuola si faccia forza e riparta il prossimo anno con la consapevolezza di poter meglio approfittare di questi anni, perché chi si trova nella mia stessa situazione si reimmerga nei dolci ricordi, perché non sapevo cosa scrivere (ma anche questo non ve l’ho mai detto) e perché nessuno rimpianga la mia dipartita da direttore e i miei editoriali, se mai ce ne sia stato il minimo rischio, quando il prossimo anno la Lucciola, con la nuova spumeggiante direzione, riempirà i cuori, le menti e le mani (le mani, sì, perché dovrà continuare ad essere cartacea alla faccia delle malelingue) di tutti voi. A voi tutti una buona lettura e una buona vita. Ave atque Vale.

ANDREA CRINO’

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