I poeti di Monteverde

Quasi due anni fa è uscito nelle sale cinematografiche il film di Francesco Bruni dal titolo “Tutto quello che vuoi”. E’ la storia tenera e bellissima di un vecchio poeta, magistralmente interpretato da Giuliano Montaldo. La vicenda è ambientata a Monteverde Vecchio ovvero nel quartiere dove oggi abito . Alla domanda “quando si scrivono poesie?”, il protagonista del film risponde:“le poesie si scrivono quando non si sa dove mettere l’amore”.Dopo aver visto il film, che mi è piaciuto moltissimo, ho iniziato a fare ricerche per sapere se qualche poeta avesse avuto realmente casa nella mia zona, scoprendo così che sono diversi. Sarebbe troppo lungo parlare di tutti. Mi limiterò pertanto a ricordare soltanto alcuni di loro. Il primo è un ex insegnante friulano, il notissimo Pier Paolo Pasolini. In Via Carini 45, già sua dimora, una lapide scura e scolorita riporta un verso dedicato al rione: “com’era nuovo nel sole Monteverde Vecchio”. Sempre Pasolini scrisse una poesia nella quale si parla di un glicine che si trova alla fine di via Calandrelli tra via delle Mura Gianicolensi e gli archi di Villa Sciarra (e intanto era aprile/e il glicine era qui a rifiorire/ prepotente e feroce) . La poesia ha il potere magico di trasformare angoli e scorci, che guardiamo con indifferenza tutti i giorni, in luoghi che ci appartengono e che sentiamo di amare. Il glicine cantato da Pasolini cresce al di sopra delle mura sulle quali ancora si vedono i segni lasciati dalle cannonate sparate nel 1849 contro gli eroici difensori della Repubblica Romana. Il suo profumo fa parte della memoria di questo luogo incantato e romantico.
Anche Giorgio Caproni, oltre ad essere stato un poeta, ha insegnato nelle scuole. Livornese, nato nel 1912, ebbe come sua prima residenza romana un appartamento modesto in via Quattro Venti. A quel tempo la sua scuola era la “Giovanni Pascoli”. Successivamente si trasferì in via Oreste Regnoli dove una targa posta al civico 17 ancora lo ricorda. Da via Regnoli Caproni si spostava a piedi nel suo nuovo Istituto, il “Francesco Crispi” dove avrebbe lavorato per più di vent’anni. Tutte la mattine faceva colazione in un bar di via Poerio frequentato da altri letterati. Nella sua poetica l’io si sdoppia in due persone che tentano di eliminarsi a vicenda (l’ho inseguito, l’ho visto/ non era lui. Ero io/l’ho lasciato andare/ con un balzo è sparito/ero io non lui/nel fitto degli angoli bui). Per Caproni Monteverde divenne fonte di ispirazione (una giornata di vento/di vento genovesardo/via Pio Foà: il mio sguardo/ di fulminato spavento). La poesia su via Pio Foà assunse una valenza quasi profetica quando, proprio in quella strada, la polizia avrebbe scoperto una tipografia delle Brigate Rosse. Talvolta cronaca e poesia si mescolano e si confondono in un gioco di luci e di ombre.
Amico di Pasolini e di Caproni è stato Attilio Bertolucci, parmense, classe 1911. che è stato per molti anni un abitante di Monteverde Vecchio avendo avuto casa prima in via di Villa di Villa Pamphili e poi in via Carini. Il suo rapporto con Roma è stato originale e complesso. Giudicava la città solenne, vasta, inospitale e tuttavia disposta ad accordare al forestiero qualche zona protettiva di penombra. E’ una Roma non amica, non materna, ma piuttosto una complice cinica e beffarda. I versi di Bertolucci dovrebbero far riflettere sul grado di indifferenza che caratterizza la vita nella Capitale. In “Piccola ode a Roma”, dedicata a Pasolini, come lui esule settentrionale, scrive “perché qui un anno è come un altro/una stagione uguale all’altra, una persona uguale all’altra). Parole che illuminano bene il rapporto tra un uomo e una città, cioè tra la folla e la solitudine. Roma con Bertolucci è stata indifferente fino all’ultimo. Pur avendo vissuto infatti nello stesso stabile di Pasolini, per lui non c’è nessuna targa che lo ricordi…
“Ora ti cerca il vento a Monteverde” è il verso di un altro poeta che abitò il quartiere. Si tratta del lucano Albino Pierro, definito dalla critica “il poeta del vento”. Nato nel 1916, insegnò filosofia nei licei. Pochi si ricordano di lui nonostante abbia sfiorato in più occasioni il premio Nobel per la letteratura. In realtà, strano a dirsi, Pierro è molto più popolare all’estero che in Italia.
A via Poerio abitò anche Gianna Sicari, professoressa nel carcere di Rebibbia, nata a Taranto nel 1954 e scomparsa prematuramente nel 2003. I suoi versi sono musicali e pervasi da una particolare nostalgia. (fuori tutto è fermo e pioviggina/ed è inverno, è inverno a Monteverde dietro i vetri/ nulla fa male, soltanto sogno).
Monteverde Vecchio ha ispirato poeti molto diversi tra loro ma accomunati dalla consapevolezza del fascino discreto di un rione nato all’inizio del Novecento e nel quale si vive un’atmosfera tranquilla e un po’ fuori dal tempo. Come abbiamo visto, per periodi più o meno lunghi della loro vita, questi poeti hanno insegnato nelle scuole, da quelle elementari ai licei e perfino in un istituto penitenziario. Sono convinta che l’esperienza dell’insegnamento abbia contribuito a farli essere poeti. Insegnare significa frequentare i giovani e sentirsi uno di loro. Scrivere poesie vuol dire infatti essere, a qualunque età, giovani e un po’innocenti. Forse anche per questo sento di amare i versi e la loro malinconica armonia.

FLAMINIA SARTONI

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