La voce della rivoluzione

Ancora una volta la voce della rivoluzione, il grido del malcontento, la goccia traboccata dal vaso, si manifestano nel cuore dell’Europa, in Francia, ad esprimere un disagio che coinvolge una buona parte della popolazione del continente.

Un tale disagio sembra trascendere le discordie politiche tra partiti, pare invece riconducibile proprio al fenomeno opposto: l’assenza di una vera opposizione non solo politica, ma anche popolare, che negli ultimi anni sta lasciando spazio alla rassegnazione e all’indifferenza, strumenti nelle mani di chi governa. Il popolo francese ha lanciato un segnale, ha chiamato ogni nazione a portare avanti le proprie battaglie in maniera più incisiva, scadendo purtroppo anche in episodi di violenza e di vandalismo non condivisibili, ha fatto sentire la propria presenza mettendo in allarme tutti i governi, in piccolo come quanto accaduto nel 1789. Loro si sono emancipati dalla logica dell’indifferenza e questo era inevitabile dal momento che il loro stesso orticello è stato messo a repentaglio, dal momento che le loro stesse finanze hanno tremato; e noi? Noi, per adesso, magari in una discreta parte, non avvertiamo questo immediato pericolo e la nostra magra informazione, il nostro interessamento nullo, non ci portano a una concreta opposizione a manovre governative discutibili e molto pericolose; perché queste magari non sembrano colpirci direttamente o magari perché ci sembrano addirittura giuste, ignorandone o approvandone le ideologie alla base e le proposte populiste o non valutandone la concreta possibilità realizzativa e le conseguenze. Eppure non credo che la risposta sia una violenta rivoluzione popolare, almeno nel nostro caso, quanto una rivoluzione del popolo; ovvero non una contestazione portata avanti da una massa di persone disinformate, che fra l’altro si trovano in certi, troppi casi ad appoggiare l’attuale governo, bensì una rivoluzione culturale del popolo, un’abitudine all’informazione coscienziosa, una svolta d’orgoglio di una folla presa in giro, che continua felicemente a farsi prendere in giro. Questo è certamente un processo lento, complicato, utopico forse, ma il migliore possibile; tuttavia serve un piano diverso, a breve termine, da accostare a questo, serve una presa di responsabilità da parte di chi sa, di chi si informa, perché si faccia sentire sia dal governo, sia dal resto dei suoi connazionali; serve una partecipazione attiva, ognuno con i propri mezzi, alla manifestazione di un disagio che non è solo di ognuno di noi, ma di una nazione intera, che comprende anche i disinformati di cui bisogna farsi carico, senza nascondersi dietro la colpa, seppur di questo si tratta, di chi non manifesta il dovuto interesse riguardo qualcosa che pur lo riguarda.

ANDREA CRINO’

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