Come vengono calcolati gli ascolti televisivi?

Da sempre, quando sento le statistiche riguardo agli ascolti televisivi, mi chiedo come siano calcolati… Da procrastinatore professionista, ho sempre rimandato il tentativo di provare a scoprire le modalità con cui, appunto, si giunge ad affermare che ad essere sintonizzati su un dato canale, in un certo momento, erano dati spettatori.                       

Magari ogni televisione invia automaticamente i dati del programma guardato; si, ma la privacy? Magari vengono svolte indagini telefoniche a campione; ma a me non sono mai arrivate chiamate per sapere cosa stessi guardando… E così, ipotesi dopo ipotesi, sono riuscito a trovare la forza di volontà per fare una ricerca su Internet per provare a capire come funzioni tutto ciò.

Dai vari siti è emerso che un’azienda chiamata “Auditel” gestisce questi dati in Italia. Auditel si autodefinisce “una Società “super partes” che rileva l’ascolto della televisione in Italia”

Wikipedia riporta che le quote della società sono per il 33% della RAI, per il 33% di Mediaset, per un altro 33% delle aziende che investono in pubblicità ed infine per l’1% della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG).

Torniamo al sito dell’azienda stessa, che afferma di avercostruito un campione rappresentativo di tutti gli individui d’età superiore ai 4 anni (dati ISTAT) residenti sul territorio nazionale.”

L’azienda intervista “di persona” (non tramite chiamate) 20 000 famiglie per studiare, oltre alle statistiche sui programmi preferiti, anche quelle su apparecchiature televisive e di intrattenimento (videoregistratori, collegamenti satellitari, digitale terrestre e TV via cavo, DVD, pay-tv, ecc.). Come dice il sito ufficiale: “Dal “serbatoio” di questa ricerca di base verrà estratto il campione destinato al panel (o campione) “meterizzato”.”

Qui sorge la domanda: cosa significa quest’ultimo termine?

A quanto pare, tra il 2002 e il 2005, si è cominciata ad utilizzare un’apparecchiatura elettronica che comunica il canale sul quale è sintonizzata la televisione, chiamata “meter”.

L’indagine sembra essere molto omogenea in tutto lo Stivale; infatti, le famiglie incluse nel campione sono estratte in modo anonimo e casuale. Il campione riguarda in modo proporzionale tutta la popolazione e consente di coprire circa 2.225 degli 8.100 comuni italiani.

Dunque, quando leggiamo che gli ascolti sono stati di milioni di persone, in realtà è solo una totalizzazione dei dati, basati in realtà sulle famiglie campione che possiedono questo apparecchio: oltre 30.540 rilevatori meter, attivi su altrettanti televisori, controllano le televisioni di 16 200 famiglie: circa 40.000 persone.

E’ interessante che dai dati emerga anche quale parte di pubblico guarda determinati programmi (ad esempio, vengono comunicate le statistiche riguardo all’età o alla classe socio-economica degli ascoltatori): sul sito dell’Auditel sono mostrate le “categorie” utilizzate: più di 100.

Tutte le informazioni sono a pagamento e possono essere richieste da chi desidera conoscerle; spesso, però, quando uno di noi “comuni mortali” -intrattenuti e non intrattenitori – desidera conoscere queste statistiche, non ha bisogno di pagare l’Auditel, basta infatti leggere i quotidiani, i quali riportano spesso tutte le informazioni su audience e share basate sulle statistiche della società di cui, forse, ricorderete il nome, essendo stata citata giusto un po’di volte.

LEONARDO MUSIO

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