C’era una volta un supereroe

È morto un genio. Il suo nome era Stanley Martin Lieber. E se a voi questo nome non dice molto è perché per tutti era Stan Lee. Io lo conoscevo. Non di persona, sia chiaro. Ma era come se lo conoscessi.

Non so come descrivere questa sensazione, ma i fan della Marvel mi capiranno di sicuro. Chi era Stan Lee? Mi sembra strano che non lo sappiate. In poche parole è stato uno sceneggiatore, creatore, editore di fumetti. Ma detta così non rende l’idea di cosa è stato Stan “the man” Lee per il mondo dei comics.

Insieme a pochi altri, come Jack Kirby e Steve Ditko, rivoluzionò il modo dei fumetti in particolare quello dei supereroi. E lo fece in soli quattro anni. Dalla sua penna e da quella dei suoi collaboratori, tra il 1961 e il 1964, nacquero i Fantastici Quattro, Hulk, Thor, Iron man, gli X-Men, Daredevil, e soprattutto il supereroe più umano della storia dei fumetti: Spider-Man.

Nelle storie dei supereroi da lui creati, Stan Lee non solo raccontava le loro gesta eroiche e al limite dell’impossibile, ma anche le vicende tormentate e dolorose degli uomini sotto la maschera. Con lui inizia l’era dei “Supereroi con superproblemi”. Prima di lui i supereroi erano pressoché perfetti: belli, buoni, muscolosi. Personaggi come Spider-Man sono tutto l’opposto. Gracili, malaticci e con i più svariati problemi. Inoltre “A nessuno piacciono i ragni!” come disse il caporedattore Goodman quando Lee gli presentò il personaggio destinato a diventare il più famoso supereroe della Marvel Comics.

 Come non amare le storie di un “playboy, filantropo, miliardario” con schegge di ferro che minacciano di penetrargli il cuore; oppure quelle di un dio nordico esiliato sulla terra dal padre nelle vesti di un medico storpio; o quelle di un avvocato cieco che ci “vede” meglio di un vedente; o quelle di un ragazzo ”normale”, emarginato dai compagni di scuola perché secchione e impopolare. Questi sono gli eroi di Stan Lee. Eroi dalla scorza dura che nasconde un cuore pieno di incertezze. Eroi taciturni, logorroici, tenebrosi, divertenti, ma tutti fonte d’ispirazione. Eroi che ti fanno emozionare con le loro imprese, che ammiri per i loro principi morali ma nei quali ti immedesimi per il loro aspetto umano. Perché quando leggi le loro storie senti una sorta di empatia. Capisci che ti puoi riconoscere in tutti i loro problemi, anche se estremizzati.

Questa era la mia sull’Universo Marvel e le sensazioni provate alla notizia della morte del suo creatore, Stan Lee. E proprio in suo onore voglio salutare come farebbe lui: EXCELSIOR!

ALESSANDRO PETRASSI

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