Il privilegio di nascere stupidi

Lei ha detto che era una femmina e io ho pianto, sono contenta che lo sia. E spero che sia anche stupida: è la cosa migliore per una ragazza in questo mondo, essere una bella oca giuliva!

(da The Great Gatsby)

A volte, quando sento qualcuno dire “chissà come mai tutti i più grandi geni erano infelici e soffrivano”, mi verrebbe da rispondere “ma sei stupido?”. Ma non pensate ch’io

voglia offendere qualcuno, lungi da me. Anzi, lo dico con invidia. D’altronde, quale privilegio più grande del nascere stupidi può esserci concesso? Probabilmente voi, futuri pionieri del multiverso, aspiranti pittori e poeti, comete bramose di eterna gloria, rimirate il talento di coloro che hanno saputo rivoluzionare le arti, e probabilmente vorreste anche voi un simile genio. Ma ora chiedetevi e rispondete sinceramente: sareste davvero disposti a scambiare la vostra semplice, gaia e dionisiaca vita per quella di un Leopardi, di un Van Gogh, di un Nietzsche o di un Alan Turing? Sareste davvero disposti a tante rinunce e a tanto dolore pur di essere intelligenti, oppure preferite trascorrere tranquillamente i vostri giorni nell’ombra, paghi della vostra pusillanimità e sazi di una semplice esistenza? In fin dei conti, non è meglio essere dei sempliciotti spensierati, genuinamente felici per il più infimo dei beni, ignari del Tutto e insofferenti a ogni interrogativo esistenziale? Ogni tanto, quando ripenso ai miei viaggi nella Madre Sardegna, mi viene da riflettere sulla rozza vita del pastore, trapassata nell’ignoranza e nella rusticità. Un’esistenza insignificante, presto destinata a cadere nell’oblio; eppure è proprio negli occhi di quel pastore che ho potuto scorgere la bellezza di un animo puro, mai scalfito e mai lacerato. E pensate pure a Forrest Gump: chi non vorrebbe essere Forrest Gump? Un individuo perseguitato da mali e tragedie, ma col sorriso perennemente stampato in volto. Perché se è vero che la felicità è nelle piccole cose, è altrettanto vero che solo un animo semplice in esse può trovarla. Più un animo è grande e di eterno bramoso, più difficilmente la troverà. Sono convinto che proprio per questo gli individui più intelligenti hanno sofferto: perché non avevano modo di riempire appieno un animo infinitamente capiente, perché non avevano modo di dare appagamento ad una mente assetata di infinito. E come poteva, uno come Leopardi, trovare la felicità nelle piccole cose? Come poteva Schopenhauer? Il destino ha riservato loro eterna magnificenza, ma ha richiesto il più crudele dei sacrifici. Pertanto pensateci due volte prima di accusare di follia certi individui, pensateci due volte prima di dire che avrebbero potuto cercare la felicità invece di piangersi addosso, perché non sarete mai neppure lontanamente in grado di percepire ciò che passava nel loro cuore e nella loro mente. Piuttosto comprendete quale incalcolabile fortuna è stata riservata a voi nel nascere semplici, se tali vi considerate. Chissà quanto sarebbe stato disposto a pagare Leopardi per rinascere pastore… Forse ora avrete capito quanto siete fortunati, e se non lo avete ancora capito, beh… allora siete fortunatissimi. Eppure un dubbio ancor pervade la mia mente, e come un pendolo incessantemente oscillo: meglio vivere sapendo di essere destinati a grandi cose o vivere non sapendo di non esserlo?

ANDREA SATTA

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