Che cos’è la felicità

Ci sono eventi inaspettati, che ti stravolgono la vita e la visione del mondo; per me uno di questi è stato il viaggio in India, scelto per conoscere una nuova cultura e per sperimentare una conferenza MUN oltreoceano. Non avrei mai immaginato tutto ciò che ne è conseguito, e alla domanda più comune: «Cosa ti è piaciuto di più?» continuo a rispondere: «La gente». Infatti abbiamo lavorato in un villaggio vicino a Mumbai, dove siamo entrati in contatto con persone che, fondamentalmente, non hanno nulla. Spesso mi ero sentita dire che chi meno possiede gode di più, ma non avevo mai compreso il significato profondo dell’affermazione. Sotto la pioggia, in baracche senza letti e senza bagni, affamati: nonostante tutto, anche i bambini mi sorridevano, puri nella loro ignoranza. Sì, sono profondamente ignoranti riguardo ai nostri privilegi e ai beni di cui sono privi, ma non ne sentono nemmeno la necessità. Noi invece godiamo di tanti vantaggi, e siamo consapevoli del fatto che non sono scontati (o almeno siamo a conoscenza delle situazioni meno fortunate).
Alla vista di tanta inaspettata serenità, mi è sorta spontanea una domanda: allora perché l’Occidente non è un paradiso terrestre e viviamo in una sofferenza psicologica tanto diffusa? Solo dopo aver riflettuto ho capito che noi non cogliamo il vero significato della felicità: siamo abituati a cercarla ovunque, nei beni materiali, nel successo lavorativo e personale, in un meccanismo di inseguimento ossessivo. Quello che voglio comunicare attraverso queste parole è che la felicità non va cercata, ne siamo già in possesso: ognuno di noi è stato tanto fortunato da ricevere il dono della vita, che è smisurato ma sottovalutato. Non è scontato avere la possibilità di svegliarsi al mattino e vedere la luce del sole, e questo lo comprendono i “meno fortunati” (anche se bisogna capire se davvero si possano definire tali, in fondo) anche perché, quando aprono gli occhi, gioiscono dei raggi che li riscaldano, del cibo che li sfama, del tetto che li copre. Si rallegrano delle condizioni in cui vivono benché non ottimali, perché comunque permettono loro di vivere. Godono del momento, delle possibilità presenti, senza preoccuparsi per il futuro o per il voto eccellente da ottenere a scuola, o la spesa da comprare, o il vestito nuovo da indossare.
Non è scontato avere la possibilità di respirare, di camminare sulle proprie gambe, di ricevere un’istruzione e diventare consapevoli della realtà altrui. Bisogna vivere profondamente ogni singolo istante che ci viene concesso con tali privilegi, sia perché non abbiamo certezze nel futuro, ma soprattutto perché solo così possiamo davvero essere felici.

Probabilmente il termine “felicità” è abusato, ma ciò cui alludo è il sentimento di realizzazione e di pienezza che ti dispone ad affrontare qualsiasi difficoltà, perché la posta in gioco (ovvero il pieno godimento dei nostri giorni) è molto alta.
Immaginate che la vita sia come una scatola, che vi viene regalata alla nascita: avete la possibilità di riempirla con qualsiasi passione vogliate, con ampia scelta. Provatele tutte: le passioni che faranno produrre a questa vostra scatola un sentimento di appagamento e di gioia profonda tenetevele strette e coltivatele ogni giorno. Non cercate il consenso degli altri o della società, non seguite le convenzioni se capite che non si adattano al vostro animo e soprattutto scegliete con il cuore. Formate un vostro pensiero, indipendente da quello altrui, scopritevi e amatevi. Solo conoscendovi potrete rendervi felici: se dovete fare un regalo a un ragazzo che non conoscete, gli comprerete sicuramente una cosa scontata e comune, ma non è detto che ciò lo renderà felice. La stessa cosa vale per voi stessi: non è detto – anzi in realtà non è quasi mai così – che la felicità degli altri corrisponda alla vostra. Ognuno segue percorsi diversi, tutti piuttosto impervi, credetemi, ma ciò che conta è capire cosa davvero può portarvi alla vetta del monte, in ogni istante della vostra vita. Solo conoscendo altre realtà, prima assolutamente inimmaginabili, possiamo davvero renderci conto della nostra fortuna e sfruttare al meglio il nostro tempo, conoscendo noi stessi e facendo conseguenti scelte.
Solo quando tutti noi “privilegiati” avremo conseguito una profonda consapevolezza della nostra condizione, tutti uniti, potremo davvero cambiare le sorti anche del cosiddetto Terzo mondo. Come noi dobbiamo apprendere da loro tanto sulla maturità morale e psicologica, così essi devono essere integrati nel progresso scientifico che migliori le loro vite. Tuttavia, ciò sarà realmente realizzabile solo nel momento in cui ognuno di noi avrà raggiunto la felicità personale, da cui, vi assicuro, scaturisce indiscutibilmente il desiderio della felicità e del bene altrui, chiunque egli sia.
Cercatevi, amatevi e nutritevi di passioni: da ciò dipende non solo la vostra felicità, ma anche quella futura di molti altri.

Articolo e foto a cura di
ALESSIA MILO ROUSELLE

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