Medea jazz

In scena al teatro Golden dall’8 novembre 2016 al 12 marzo 2017, l’adattamento di Giovanni Nardoni della Medea di Euripide sconvolge lo spettatore catapultandolo nelle atmosfere degli anni ruggenti

Stati Uniti, anni ’20.

Un locale dai toni cupi. Scaffali ricchi di fragili bicchieri, tavoli accompagnati da sedie vuote e lampade spente. Una luce fioca, sentimentale, non realistica, che appare lenta, quasi stanca, illuminando sfocatamente ciò che intorno ad essa è posto. E un pianoforte, che a poco a poco, con la sua musica, riempie il vuoto soffocante che aveva invaso il palco.

Ci troviamo in una Corinto moderna, in cui dilagano le leggi sul Proibizionismo. Una città come tante altre, eppure diversa da tutte. Qui la furia di Medea divampa.

Dopo essere fuggita, tradendo il padre e uccidendo il fratello, intenzionata solo a difendere l’amato Giasone, Medea si ritrova in una città straniera, da straniera, abbandonata insieme ai figli dall’uomo per cui ha sacrificato tutta la sua vita e che, invece, ha deciso di sposare un’altra.

Il talamo nuziale viene oltraggiato per un desiderio egoistico di autoaffermazione maschile. Medea si sente schiacciata da un dolore troppo forte, che la bagna di lacrime amare e la lacera in grida strazianti. Un dolore che ben presto si trasforma in rabbia, un sentimento viscerale, che contorce e sconvolge, di un rosso così scuro da ricordare gli occhi infuocati del dio Ares quei valori che Giasone ha schiacciato. Sembra pazza, fuori di sé, ma la sua è una vendetta così chiaramente e sottilmente disegnata da fare paura: è disposta a tutto pur di farsi giustizia, non teme nulla, è il cuore a guidarla. Il dolore per la perdita dei figli non potrà mai spegnersi, ma rappresenta l’estremo sacrificio in grado di restituire la dignità perduta di tutti

Urgenza. È l’unico problema che si pone, perché Creonte, re della città e padre della nuova sposa di Giasone, le ha concesso un solo ed unico giorno prima dell’esilio. Ma Medea non ha fretta, perché non ha nemici da cui difendersi. Giasone, infatti, è una figura sbiadita, un uomo freddo, calcolatore, non degno di spessore eroico, ma che anzi sembra essere l’anti-eroe per eccellenza. Non sa cosa sia la passione, o forse l’ha dimenticata, troppo (pre)occupato ad assicurarsi un futuro certo, piuttosto che essere pronto a vivere il presente.

Nella versione di Giovanni Nardoni, la rivisitazione in chiave moderna dell’opera porta alla luce l’attualità dei temi della tragedia; si scava dentro l’animo umano, fino a svelare tutto il disagio esistenziale che è in esso.E se Medea è il cuore pulsante che resiste alla ragione, Giasone incarna la mente razionale, che prevede e pianifica, ma che poi scompare davanti all’impetuosa volontà della donna.

Curiosa la scelta di ricreare il coro grazie all’uso di cortometraggi in bianco e nero, che sembrano girati in un’altra epoca e in una diversa dimensione, quasi astratta. I corpi sinuosi e asettici delle donne e le loro voci, che risuonano in un’eco soffiata, provocano nello spettatore un senso di inquietudine che aumenta via via con lo scorrere del tempo.

E infine la presenza del jazz, che trasporta i pensieri di Medea in musica, assicura a essi un tono quasi di intrattenimento, perfettamente calato nello stile degli anni ruggenti.

CHIARA CATALDI

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