L’uomo come la donna

L’opinione di molti è che l’essenza del femminismo sia la prevaricazione del sesso femminile su quello maschile, eppure così non è: la parità dei sessi, fine ultimo di questo movimento non può che giovare a entrambe le parti

All’inizio del Novecento trae la sua origine una questione tutt’oggi molto discussa. Il femminismo nacque già durante la rivoluzione francese con Olympe de Gouges, la quale scrisse una costituzione che comprendesse il genere femminile con il nome di Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina. Con il movimento delle suffragette il problema diventa concreto per la società patriarcale. Con i due conflitti mondiali la donna cerca la sua emancipazione e la sua libertà. Battaglia non solo giusta, ma doverosa per ogni individuo nella nostra società. Ma cosa significa essere femministi? Difendere non solo i diritti delle donne, ma combattere per una società nella quale entrambi i sessi abbiano gli stessi diritti e possibilità. Ciò che dev’essere condannato senza mezze misure è il maschilismo, come anche quella parte di donne che sfruttano il femminismo per esprimere le loro sofferenze represse verso l’altro sesso. Queste, facilmente individuabili come la feccia di un movimento così giusto, sono da condannare poiché non combattono per una società egualitaria, ma per la prevaricazione della donna sull’uomo basandosi su preconcetti sessuali (l’uomo forte, bruto, propenso alla violenza e la donna raffinata, intelligente, pacifica e razionale). L’obbiettivo del femminismo non comprende la sola parità dei sessi, perché dichiarare che non ci siano differenze fra i due significa cambiare le basi su cui si fonda la società in cui si vive, di stampo patriarcale: il fatto che sia tale è solo un caso dovuto alla storia in quanto ha prevalso, un tempo lontano, una società di questo tipo. L’esistenza di civiltà passate di genere matriarcale sono confermate da fonti storiche, le quali civiltà però non risultano più pacifiche o progredite di quelle patriarcali. Questo dato nega la credenza di una società migliore nel caso in cui al comando ci fossero le donne. Anche la credenza che le donne abbiano un intellettualmente più dotate degli uomini è da ritenere falsa poiché è una conclusione ottenuta confrontando i risultati raggiunti dai singoli in una società ingiusta. È normale che le donne abbiano in loro una voglia di dimostrare quanto valgano, sono più combattive, s’impegnano di più, perché dentro di loro sentono il confronto che dovranno affrontare. Gli uomini, da parte loro, non avvertono il pericolo di un confronto, non lo temono perché sanno che non avranno problemi. Queste convinzioni, in entrambi i casi, sono il frutto di una società malata e da questi non possono che risultare statistiche malate.  Il femminismo si pone come obbiettivo il superamento di tali credenze e il superamento della competizione fra i sessi. L’intelligenza è presente nella donna quanto è presente nell’uomo. L’ostacolo più grande del femminismo non sono solo le donne che abbassano la testa per essere chiamate principesse, finendo poi rimanere chiuse in casa, ma anche gli stessi uomini che le relegano fra le mura domestiche. Per questo oggi il femminismo non è un movimento delle donne, ma anche degli uomini. Il fatto che un uomo non possa scegliere di imparare a danzare senza essere discriminato o catalogato come omosessuale, non possa piangere, non possa abbracciare un altro uomo, non possa dedicarsi alla cosmetica senza essere catalogato come effeminato, è discriminazione sessuale ed è una delle battaglie che deve affrontare il femminismo. Allo stesso modo, una donna deve poter essere libera di fare sport, farsi crescere i muscoli, fare carriera, discutere di politica con gli uomini, filosofare, ingrassare ed essere amata comunque. In una società equa questa ritrovata parità tra i sessi non porterebbe all’annichilimento dei sessi; questa è una paura che nasce dall’ignoranza e dal preconcetto che o l’uomo o la donna debbano prevalere. È anche vero, però, che combattere per la parità significa anche rinunciare a privilegi concessi in base alla posizione occupata. Come per gli uomini significa perdere il controllo assoluto, il dispotismo nella famiglia e l’accesso esclusivo a certi mestieri, anche per la donna significa la perdita di alcuni privilegi. Ma quali privilegi ha una persona sottomessa? La cavalleria, per esempio. Il femminismo si pone come obbiettivo il suo abbattimento, in quanto la donna non ha bisogno di essere favorita dall’uomo per raggiungere i propri obbiettivi, ce la può fare da sola. Questo poi si realizza nella vita di tutti i giorni con la scomparsa di certe dinamiche fra uomo e donna, per esempio durante il corteggiamento. Non devono esistere differenze in questo senso: l’uomo non è il cacciatore di donne come la donna non deve pretendere un atteggiamento cavalleresco da parte dell’uomo. Queste considerazioni sono basate su un perfezionamento di una società che ha come fine la parità dei sessi, ma che si propone di combattere ogni esubero da una parte come dall’altra. La festa della donna non dev’essere una festa in cui l’uomo fa le gli auguri e le porta un regalino; niente di più sbagliato. La festa della donna non è nata per celebrare ed elogiare la donna, ma per ricordare una battaglia che tutti devono affrontare: è una festa di entrambi i sessi, i quali si devono riconoscere e ricordarsi di essere uguali. La mimosa deve essere portata alla donna quanto all’uomo. Si sta combattendo per la parità dei sessi, non in nome del genere femminile. Basta con discorsi dalle donne per le donne, è tempo di includere anche gli uomini, c’è bisogno di uomini che parlino di femminismo, di lotte di uomini e donne per donne e uomini. Con ciò evitare anche la violenza in tutto e per tutto. “La donna non va toccata nemmeno con un fiore” non significa che questa non può essere picchiata mentre l’uomo deve combattere, essere forte e fare a botte con un altro uomo. E attenzione, non è una barbarie solo maschile, perché di donne che si picchiano fra di loro per futili motivi ce ne sono eccome. Finiamo con questa guerra di sessi, cresciamo in modo intelligente. Combattiamo e lavoriamo per un futuro migliore, nel quale la diversità di genere non sia altro che uno spettro del passato e che le uniche differenze fra i sessi siano determinate da questioni biologiche.

LORENZO BITETTI

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