Epifania

Fumava la sua sigaretta.

Lentamente, piccole nuvole si innalzavano verso il cielo come sottili, sinuosi, sensuali serpenti, esalati dal piccolo, rosseggiante braciere che riardeva del suo fiato; oppure fuoriuscivano a volute dalla sua bocca cremisi, formando anelli giocosi che si espandevano nell’aria fino a scomparire. Se ne stava lì quella splendida creatura, appoggiata a una ringhiera con aria pensierosa, tutta intenta in chissà quali imperscrutabili questioni. Se qualcuno avesse voluto convincermi a iniziare a fumare, non avrebbe dovuto far altro che mostrarmi una sua fotografia.

Ah! Chissà cosa dovevano aver visto quegli splendidi occhi grigi, così pieni di fatica e di tristezza e di sofferenza, eppure così fieri e gentili! Di chissà quale passione erano riarsi, illuminando chissà quale buia notte e quale scura esistenza, come ora illuminavano quell’uggioso pomeriggio di metà aprile che mi ritrovavo a vivere così svogliatamente!

E tanto ero intenta in tale contemplazione, che nemmeno mi accorsi di quanto desiderassi che guardasse verso il basso e che si accorgesse di me, e mi rivolgesse le sue attenzioni anche solo per un secondo: uno sguardo, un cenno, un sorriso, magari una parola… E invece se ne stava lì, fissando un vuoto, vacuo orizzonte, mentre io godevo di una tanto gloriosa epifania. Poi finì la sua sigaretta, la lasciò cadere in terra e la spense sotto la punta della scarpa con leggiadra eleganza. Un momento dopo era scomparsa, lasciandomi nuovamente sola.

Pensai alla sua figura tutto il giorno e tutta la notte. Il giorno dopo era di nuovo lì, riapparsa a colmare quel vuoto che aveva lasciato in un quadro altrimenti così perfetto, appoggiata di nuovo a quella ringhiera che, come me, pareva averla aspettata fin troppo a lungo, a fumare una sigaretta in tutto e per tutto simile a quella che il giorno prima aveva abbandonato con riluttanza.

Rimasi a fissarla ancora e ancora, e così faccio ogni pomeriggio da quando la vidi per la prima volta, troppo impaurita per andare a parlarle ma piena di speranza che prima o poi, finalmente, si accorga di me.

Se stai leggendo queste righe, leggiadra creatura, ti prego, guarda verso il basso, e dimmi almeno il tuo nome.

SISIFO

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