Editoriali dei direttori

Care lettrici e cari lettori,

è aprile ed è impossibile non avvertire che l’anno scolastico volge al termine. “Sì, ti piacerebbe…” potrebbe rispondere chi quest’anno ha la maturità e pertanto ha ancora davanti a sé un bel po’ di lavoro. Un lavoro in cui dovrà dare tutto e dimostrare davvero quanto vale. Perché un esame mette sempre alla prova e, si sa, le prove fanno crescere. Può sembrare un discorso scontato, ma non lo è.

Eppure, quando il tempo cambia e si fa sul bello, il pensiero va già verso gli ombrelloni. Si progettano vacanze, si pensa al bel tempo, si immagina di stare in un posto diverso. La mente vola, scappa dalle realtà scolastiche, spesso fin troppo angustianti. Eppure la sveglia continua a suonare ogni mattina e tutti noi, immersi come siamo nella nostra routine, continuiamo ad alzarci e a continuare il ciclo di settimana in settimana, a lavorare giornalmente, talvolta fino allo stremo per conseguire un obiettivo, quello della conoscenza, del sapere e di una formazione che potrà aiutarci, in qualche modo, nella vita che c’è dopo la scuola, quella “vera” che spaventa. Ripenseremo con nostalgia, una volta finiti gli studi a questo periodo. Ma riserviamoci il compianto per la fine dell’anno!

Insomma, in un clima di impegni ovvio che poi si pensi a qualcos’altro, alla libertà, e va bene così: solo dedicando un po’ di tempo a se stessi, anche solo il tempo di immaginare, si possono raccogliere le energie per affrontare le faccende quotidiane. Vi auguro, cari lettori e care lettrici, di trovare questo tempo.

Buona lettura e al prossimo numero!

FRANCESCO PASSARETTI

 

“Quanto tempo è passato dall’ultima volta che sei nato?”

Più o meno così recita un verso di una vecchia poesia simbolista di fine Ottocento, per quanto una traduzione tanto estemporanea e improvvisata come la mia non possa rendere giustizia alle parole scelte dal poeta. La nascita a cui egli si riferiva è in realtà del tutto metaforica, e la sua descrizione è corredata dalla solita sequela di particolari macabri e scabrosi di cui gli intellettuali ribelli dell’epoca amavano fare sfoggio per soddisfare il proprio riprovevole gusto per l’orrido; io invece ho deciso di aprire il mio editoriale con questa frase – che pure mantiene la propria potenza evocativa anche se astratta dal suo contesto – per cogliere l’occasione di fare un piccolo “regalo” : il numero de La Lucciola di aprile 2017 è infatti totalmente dedicato alla piccola Selene e, ovviamente, a Sofia; e, a questo punto, sono portato a leggere l’immenso ritardo – dovuto, come al solito, alle cause più varie – con cui il numero è stato pubblicato (facendone slittare l’uscita da metà marzo fino agli sgoccioli del mese corrente) come una gran fortuna, che ha permesso a me e a tutti i redattori del giornale di esprimere la propria felicità nei confronti di un avvenimento tanto straordinario.

Proprio così, la piccola Selene ancora non ha nemmeno imparato a gattonare e già viene sfruttata da un direttore inadempiente per accampare qualche scusa plausibile. Scommetto che nessuno di voi può vantarsi di una cosa del genere!

DAVIDE RUBINETTI

 

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