“L’altro Manara” – Milo e il fumetto erotico

Una breve apologia pseudo-culturale dei giornaletti che qualcuno ancora nasconde sotto al letto

Tempo fa, una tipa di quelle a cui tutto si perdona me ne sparò una grossa: “Che bello che il vostro liceo sia dedicato a un artista, peraltro controverso, come Manara!”. Il giorno in cui la Roma papalina e del Cupolone dedicherà un liceo classico statale a un disegnatore dell’erotismo, saremo ufficialmente in un universo parallelo, o l’Angelo Sterminatore sarà già in viaggio direzione Terra, con pessimi propositi.

Di “quel” Manara, Milo, dopo lo straordinario successo della mostra “Nuovi Sogni” a Venezia (2008) e della personale presso il PAN di Napoli (2015), sono state rieditate l’Iliade illustrata e le Novelle, tra cui la pregevole Il pittore e la modella, ispirata alla vicenda di Modigliani, e la graficizzazione della vita del Caravaggio.

Le tavole dell’Iliade, in particolare, si caratterizzano per una fedele adesione al racconto epico, benché quello di “fedeltà” sia, per il resto, concetto assolutamente distante dai turbinosi e promiscui “incontri ravvicinati” dei protagonisti. Così Elena si prende la copertina per il suo invidiabile lato B; Achille e Paride sono eroi instancabili; viene sdoganata, a suo modo, la sensualità di Andromaca, senza per questo de-poeticizzarne la figura. Il rischio di impropri parallelismi con i classici è stemperato dalla voluta anarchia grafica e narrativa, indice di una “vena” autoriale notevole che, comunque, non sconfina mai nel macchiettismo parodistico. Altrettanto suggestivi i sopracitati lavori su Caravaggio e Modì: le loro vicende, già di per sé bellissime e intriganti, acquistano vividezza e concretezza nuova grazie al genio creativo dell’autore. Le illustrazioni, frutto di un’originale quanto sapiente elaborazione grafica, testimoniano la vicinanza artistica, nonché la sentita devozione del Manara nei confronti dei grandi maestri. Eppure, accanto a tanto splendore, a far da protagonista è spesso un erotismo esasperato (specialmente incarnato nelle figure delle prostitute), che scivola anche nella trivialità e nelle sconcezze più basse.  Stessa impronta si rintraccia ne Il gioco, forse la più nota short novel di Manara: qui una sensualissima giovane donna, integerrima e in carriera, viene compulsivamente indotta al desiderio da un congegno meccanico in mano a un tale, il fascinoso Fist Faust, di cui non spiegherò l’origine del nome, perché un diploma mi servirà per campare e dunque non cerco grane.

Quanto mai peculiare è la concezione della donna: archetipo della bellezza, esercita sul maschio un ruolo dominante. In alcune occasioni, ella pare “oggetto” passivo del desiderio maschile. Eppure, a una più attenta analisi, sembra mossa da una piena consapevolezza delle proprie azioni: difatti o “sceglie” la sua temporanea sottomissione come in un gioco di ruolo o, alla fine, ridicolizza la cedevolezza del maschio.

La sensualità è vista come un’arma inattaccabile: dinanzi al desiderio, ogni forma di potere o autorità viene demolita. La pulsione erotica è linfa vitale, partenogenesi di ogni cosa, slancio umano e passionale.

Quello del Manara, poi, è un tratto grafico singolare. Le caratteristiche visive sono entrate ormai nell’immaginario collettivo: dalle bocche carnose alle lentiggini, dai ricci sparsi alle chiome ribelli. E sul resto mi taccio.

Una sessualità così ostentata può piacere o non piacere: rimane il fatto che la cifra del nostro Milo è, senza dubbio, unica e particolarissima.

ALESSANDRO DI SERAFINO

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