INVALSI: a cosa servono?

Due studentesse del Manara riassumono quanto detto dai partecipanti alla recente assemblea sugli INVALSI

30 Novembre, Aula Magna: il dott. Roberto Ricci, responsabile del settore “Ricerca valutativa” dell’INVALSI, e la professoressa Stefania Pozio, ricercatrice INVALSI, hanno tenuto un dibattito con studenti e genitori, i quali hanno posto varie domande riguardo l’uso, l’utilità e la preparazione delle prove INVALSI. La partecipazione degli studenti è stata notevole; le loro domande, a volte un po’ provocatorie, contrarie o semplicemente spinte da pura curiosità, e la voglia di conferme hanno ricevuto risposte vaghe e contraddittorie. Inizialmente il dott. Ricci ha esposto i motivi per cui, secondo lui, le prove INVALSI sono utili per la nostra preparazione e per la valutazione della nostra istruzione, in quanto sono prove strutturate in maniera tale da garantire la valutazione della nostra capacità di ragionare e della qualità dell’istruzione nelle scuole. Al primo quesito posto dagli studenti, “come possiamo prepararci a queste prove?”, la risposta è stata che non dobbiamo in alcun modo prepararci. Da qui è iniziato un lungo susseguirsi di domande e critiche. Un genitore ha fatto notare che le scuole chiedono una spesa da parte delle famiglie per l’acquisto di fascicoli e libri al fine di prepararsi alle prove INVALSI e che questa è una cosa negativa in quanto toglie tempo e spazio all’insegnamento tradizionale. Al che il dott. Ricci ha affermato che non è un problema che lo riguarda in quanto la colpa è della scuola. Ma come avremmo potuto cercare di ottenere un buon risultato nell’esame di terza media, in cui sono presenti le prove INVALSI che hanno una ricaduta decisiva sul voto di uscita, se non ci fossimo preparati? In seguito uno studente ha domandato a quanto ammontassero le spese di queste prove e se non fossero soldi spesi inutilmente. Il dottor Ricci ha dichiarato che la spesa è stata di 4 milioni in sette anni, poi ha concluso che ogni fascicolo costava 1 euro e 20 centesimi a studente. Successivamente lo studente è ritornato con il telefonino in mano mostrando al dott. Ricci un articolo de “Il Fatto Quotidiano” che parlava di svariati milioni l’anno (i finanziamenti ordinari vanno dai 10 ai 20 milioni); il dottor Ricci ha detto che questo giornale non è una fonte attendibile.

Altri studenti e professori hanno denunciato il fatto che l’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione) non è in grado di valutare un insegnamento in quanto i test non mostrano niente del percorso dello studente. La professoressa Fornaci ha fatto un intervento in proposito: ha letto le frasi di suoi ex studenti riguardo a cosa hanno imparato dal ginnasio (ad esempio la capacità di andare oltre le apparenze quando si traduce una versione), dicendo che queste frasi “parlano” dei suoi alunni come nessuna prova INVALSI potrà mai fare. Il dott. Ricci ha risposto che queste prove occupano nel percorso del ginnasio solo due ore, quindi rispetto a tutto quello che si apprende in questi due anni hanno un’importanza minore. Questa affermazione però è stata contraddetta dalla professoressa Pozio (ricercatrice INVALSI), con la quale, dopo l’incontro, ci siamo fermate a discutere ulteriormente insieme ad altri due studenti. La professoressa ci ha informato che è possibile che queste prove verranno estese nell’anno della maturità e che avranno rilevanza maggiore del voto dell’esame per quanto riguarda l’ammissione ad un’università. Questo comporterà che, al contrario di quello che affermava il dott. Ricci, le prove INVALSI avranno spazio maggiore a scapito del percorso che uno studente svolge in cinque anni. Ma dietro una crocetta non si possono individuare le difficoltà di partenza di un alunno e i suoi traguardi. Le prove INVALSI, inoltre, per quanto riguarda l’Italiano, trattano questa come una materia tecnica, quando invece la nostra è una lingua che non può essere vista solo da un punto di vista tecnico: l’italiano è espressione, e non deve essere limitato a delle crocette; così facendo si reprimono domande o dubbi che aiuterebbero lo studente a crescere. C’è anche da dire che, se fossero prove finalizzate a farci concentrare, ci sarebbe bisogno di più tempo. La logica è concentrazione, e la concentrazione significa tempo e ragionamento, non si può pretendere che noi risolviamo oltre trenta quesiti di logica in un’ora e un quarto concentrandoci pienamente! Poiché sono state invitate persone che hanno illustrato gli INVALSI, ci sembrava giusto difendere le nostre idee in quanto studenti.

BIANCA DELLA GUERRA

MARIA GUERRIERI

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