Chi l’ha detto che i cartoni sono roba da bambini?

Il 30 dicembre 2015 esce nelle sale Anomalisa, diretto da Charlie Kaufman (sceneggiatore di Eternal sunshine of the spotless mind e Being John Malkovich) e Duke Johnson (ricordato per le serie Moral orel, Frankenhole). Il film racconta di Michael Stone, un famoso oratore motivazionale ed esperto di servizio clienti, durante il suo viaggio a Cincinnati, dove terrà un seminario in occasione dell’uscita del suo ultimo libro; qui incontra Lisa, una donna diversa da qualsiasi persona lui abbia mai conosciuto, che sembra in grado di cambiare per sempre la sua vita. Uno dei meriti della pellicola è quello di inscenare una profonda e riuscitissima analisi psicologica del protagonista, che evidenzia tutte le debolezze e le contraddizioni proprie di un uomo ormai sfinito e annoiato dalla mondanità trascinata della propria esistenza; in Anomalisa, inoltre, è presente una delle scene di sesso più realistiche ed esplicite che si siano viste in sala negli ultimi anni.

Ah sì, quasi dimenticavo: il film è un “cartone animato”, realizzato interamente in stop-motion. Proprio così: nella pellicola a urlare, flirtare, imprecare, fare l’amore, avere crisi isteriche e ubriacarsi non sono attori in carne e ossa, ma pupazzi; una scelta sicuramente originale, data la maturità dei temi trattati: siamo infatti abituati a vedere la tecnica dello stop-motion impiegata in prodotti destinati a un pubblico ben al di sotto della maggiore età – si vedano a tal proposito film come Nightmare before Christmas e Frankenweenie, considerati a ragion veduta veri e propri capolavori. Ma lungi da me qualsiasi accostamento, visto che il lavoro svolto sotto la direzione di Kaufman e Johnson si distingue non soltanto nei temi, ma anche per la qualità tecnica estremamente elevata, che si attesta su un livello nettamente superiore ai due film sopra citati. Questo ovviamente ha contribuito a determinarne il successo, riscosso soprattutto presso la critica specializzata: molti infatti sono stati i premi vinti da Anomalisa, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti (tra cui un Leone d’Argento a Venezia) e svariate nomination; fra queste, spicca quella come miglior film di animazione agli Oscar 2016 (assegnato – come era prevedibile – all’Inside Out di Pete Docter e Ronnie del Carmen). Ma a rendere ancor più peculiare la Fatica dei nostri due registi è la sua produzione: Anomalisa è nata infatti nell’ormai lontano 2005 come pièce teatrale, per poi diventare un radiodramma. Già dalla prima messa in scena, però, apparve chiaro come la storia del signor Stone fosse perfetta per una trasposizione cinematografica (d’altro canto molte erano le trovate legate a questo medium utilizzate sul palcoscenico). La prima idea di girare una trasposizione live action (impiegando cioè attori in carne e ossa) lasciò ben presto il posto all’audace progetto di creare un mediometraggio realizzato in stop-motion, della durata di circa quaranta minuti. Le precedenti esperienze lavorative di Kaufman (segnate dall’invadenza dei produttori hollywoodiani, che lo avevano costretto più volte durante la sua carriera a modificare le proprie sceneggiature) lo portarono a procurarsi il denaro che gli era necessario in una maniera che all’epoca (nel 2012) era del tutto originale: si avvalse infatti di una campagna di crowdfunding sul sito di Kickstarter, aprendo la strada a numerosi altri registi che dopo di lui sfruttarono lo stesso espediente per evitare le ingerenze degli “Studios”.

La campagna ebbe un successo sbalorditivo: dei 200000 dollari richiesti quasi la metà fu raccolta nelle prime ventiquattro ore, e, alla fine di essa, Anomalisa aveva raccolto più di 400.000 dollari. Un successo così strepitoso spinse i due a ingigantire le proprie ambizioni e a creare un lungometraggio dalla durata di ben novanta minuti. Attraverso questo film, dunque, il duo è riuscito a dare prova di straordinaria indipendenza, dimostrando così di non aver bisogno delle major hollywoodiane per produrre qualcosa di stupefacente, ma “solo” dell’appoggio di una casa di produzione minore (la  Starburns Industries, che ha contribuito stanziando dei fondi extra) e di un pubblico interessato, oltre, ovviamente, a una buona dose di indiscusso talento.

DAVIDE RUBINETTI

 

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